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Valerij Vasyl’ovyč Lobanovs’kyj (quello vero…)

Questo blog racconta storie, principalmente di musica e di sport, quindi ho voluto fissare in questa pagina la storia più importante di tutte, quella dell’uomo che gli da il nome.

Biografia

Nato a Kiev nel 1939, figlio di Vasil 1905-1960, operaio, e di Oleksandra Bojčenko 1907-1990, casalinga, era nipote dello scrittore ucraino Oleksandr Bojčenko. Era sposato con Ada e  aveva una figlia, Svetlana. Studiò in una scuola di Kiev, oggi intitolata a lui in quello che è stato rinominato viale Valerij Lobanovs’kyj 146. Nel 1956 entrò al Politecnico di Kiev, lasciando l’università nel 1964, quando si trasferì a Odessa: si iscrisse al Politecnico di Odessa, dove si laureò in ingegneria meccanica (secondo altre fonti la laurea sarebbe stata in idraulica). Mentre giocava a calcio, Lobanovs’kyj fu arruolato nell’esercito sovietico, dove raggiunse il grado di colonnello dell’Armata Rossa, lavorò come ingegnere meccanico e come ingegnere termotecnico. La stampa specializzata lo definì come un personaggio enigmatico, distaccato, “introverso”, rigido nei modi, autoritario e geniale. Descritto anche come un tiranno, era temuto da molti giocatori ma al tempo stesso rispettato da tutti. Nel 1989 scrisse un libro, Бесконечный матч, La partita infinita.

Lobanovs’kyj calciatore

Era una veloce ala sinistra, che poteva giocare anche a destra. Definito semplicemente come centrocampista o attaccante, era un giocatore di classe, fantasioso, dotato tecnicamente, forte fisicamente, in possesso di un ottimo tiro, ma incostante e polemico. Divenne famoso in patria per il suo modo di tirare i calci d’angolo e per i suoi passaggi precisi.

Lobanovs’kyj allenatore

E’ stato uno dei grandi maestri del “calcio totale”. Dal suo predecessore sulla panchina della Dinamo Kiev, Viktor Maslov, (e allenatore, quando Lobanovs’kyj giocava come ala sinistra virtuosista) recepì l’invenzione del pressing e del 4-4-2 come modulo di riferimento. Da Rinus Michels, il riconosciuto teorico del Totaalvoetbal, il principio della polivalenza di ogni giocatore e la maniacalità dell’allenamento ripetitivo di schemi e automatismi. Di suo Lobanovs’kyj, grazie al fido Anatoly Zelentsov, professore di bioingegneria, sviluppò la pratica della preparazione individuale e dei test quantitativi (reattività, resistenza, memoria di posizionamento e coordinazione), e la raccolta e l’analisi statistica dei dati individuali e collettivi di ogni partita. Tutte idee e pratiche che oggi rappresentano il pane quotidiano di ogni “football manager”, ma che nell’Ucraina e nell’Europa degli anni 1970 rappresentavano l’avanguardia tecnologica e tattica.

Anche l’idea di gioco, che ora è diffusa tra tutti gli allenatori d’élite del calcio internazionale, era pionieristica: la difesa non dipende dalla zona del campo ma dal mancato possesso della palla. Da lì l’ossessione per il pressing, il recupero celere e il possesso, per mantenere l’iniziativa del gioco e lo sviluppo delle “azioni di coalizione” (dal fuorigioco alle sovrapposizioni, l’elenco di Lobanovs’kyj ne comprendeva venti), con una particolare predilezione per le transizioni veloci negli spazi deboli dell’avversario o le “catene” orizzontali di matrice rugbystica.

Lobanovs’kyj ha allenato la Dinamo Kiev in tre periodi diversi (1973-1982, 1984-1990 e 1997-2002) e così anche la nazionale dell’URSS (1975-1976, 1982-1983, 1986-1990). Alla fine del regime sovietico è andato ad arricchirsi negli Emirati Arabi e in Kuwait. Ha vinto complessivamente 30 titoli come allenatore: 2 Coppe delle coppe, 1 Supercoppa UEFA, 8 campionati sovietici, 6 coppe e 3 supercoppe dell’URSS, 5 campionati ucraini 3 coppe d’Ucraina e 2 coppe della CSI.

I suoi anni migliori sono stati i primi, tra 1974 e 1977, quando vinse la Coppa delle Coppe nel 1975, schiantando in finale il Ferencváros, e la Supercoppa UEFA nello stesso anno battendo il Bayern, arrivò in semifinale della Coppa dei Campioni nel 1977 perdendo solo dal Borussia M’gladbach, e conquistò la medaglia di bronzo con l’URSS alle Olimpiadi di Montréal 1976; poi quelli tra il 1985 e il 1988 quando rivinse la Coppa delle Coppe nel 1986 rullando l’Atlético Madrid guidato da Luis Aragonés, perse di scarto con la Steaua Bucarest la successiva Supercoppa, e con il Porto la semifinale della Coppa dei Campioni nel 1987, fino ad inscenare una delle più belle partite della storia dei Mondiali, l’ottavo di finale dell’URSS contro il Belgio nel 1986, per poi arrivare in finale agli Europei del 1988, giocandosela contro l’Olanda di Rinus Michels in una partita memorabile per la storia tattica del calcio e non solo (tutti ricordano il gol straordinario di van Basten).

Enzo Bearzot rimase ammirato “dal calcio moderno e dal pressing” espressi dall’URSS di Lobanovs’kyj in quella edizione degli Europei, e volle complimentarsi con lui al termine della gara. Andrij Ševčenko, che fu lanciato da Lobanovs’kyj nella Dinamo e nella nazionale ucraina, ne venera tuttora la memoria.

La morte e i riconoscimenti postumi

Il 7 maggio 2002 fu sottoposto a un intervento chirurgico d’urgenza dopo aver avuto un’emorragia cerebrale mentre era in panchina nel match di campionato tra Metalurh Zaporižžja e Dinamo Kiev, vinto dalla sua squadra per 3-1. Pochi giorni prima, il 4 maggio, era stato operato in un ospedale di Kiev sempre a causa dell’emorragia cerebrale. Non riprenderà più conoscenza, morendo nella città di Zaporižžja sei giorni dopo, il 13 maggio e destando grande cordoglio. Nella finale di Champions League 2002, disputatasi pochi giorni dopo, venne osservato un minuto di silenzio in suo onore. È sepolto nel cimitero di Bajkove a Kiev: il 16 maggio, alla processione per il suo funerale si stima siano arrivate tra le sessanta le centocinquantamila persone secondo altre fonti 200.000. Nel maggio del 2002, lo stadio della Dinamo Kiev è stato nominato Stadio Dinamo Lobanovs’kyj in suo onore. Nel giugno seguente, è votato allenatore ucraino dell’anno postumo. Nello stesso anno, Lobanovs’kyj fu insignito del titolo di Eroe d’Ucraina, la più alta onorificenza della nazione. Nel 2003 Ševčenko, dopo aver vinto la UEFA Champions League con il Milan, volò a Kiev per omaggiare il suo maestro deponendo sulla sua tomba la propria medaglia e portandogli la coppa appena vinta. Lo Stadio Dinamo Lobanovs’kyj di Kiev porta oggi il suo nome oltre che una statua situata all’esterno inaugurata nel 2003. Alcune strade nelle città di Kiev e Zaporižžja hanno preso il suo nome. È stato insignito dell’Ordine al Merito di secondo grado e dell’Ordine al Merito in rubino dal’UEFA per il suo contributo al calcio. Nel 2003 è inoltre insignito dell’ordine al Merito dalla FIFA per il suo significativo contributo allo sviluppo del calcio mondiale. Nel 2005 è stato fondato un torneo in suo onore il “Valeriy Lobanovs’kyj Memorial Tournament”.