Salta al contenuto

USA-Iran, 24 anni dopo

Gli dei del calcio sanno essere bizzosi, dice spesso qualcuno di molto più bravo e famoso di me. E così. a 24 anni di distanza, USA e Iran si incontreranno di nuovo su un campo di calcio dopo quel 24 giugno 1998 allo Stade de Gerland di Lione.
USA-Iran non può essere una partita come le altre, mai. Non lo fu allora, in una partita orchestrata in ogni aspetto dalla FIFA (che arrivò a convincere gli iraniani a donare una rosa bianca agli americani), non lo sarà domani, in un clima avvelenato dalle polemiche di questi giorni.
L’aspetto sportivo in questo caso c’entra poco. Nel 1998 l’Iran arrivò all’ultimo alla qualificazione ai mondiali battendo l’Australia negli spareggi e provocando una specie di sollevazione popolare, con festeggiamenti che riempirono le strade di Teheran e delle altre città persiane, nonostante il regime avesse fatto di tutto per tenerli nascosti agli occhi del mondo. Anche allora, come oggi, le protagoniste furono le donne, che scesero in piazza ebbre di gioia e pazze per i calciatori. Per la cronaca l’Iran batté gli USA 2-1 provocando una ulteriore ondata di festeggiamenti.
Anche oggi, a tanti anni di distanza, l’Iran è favorito nella partita di domani e anche quest’anno si arriva a questa competizione in un clima di tensione, tra gli scontri di piazza che hanno insanguinato ancora una volta le strade di Teheran e che hanno visto ancora le donne protagoniste, ma questa volta molte di loro ci hanno rimesso la vita o hanno subito torture e sevizie da parte della polizia religiosa, mentre la tensione con gli USA, gli storici nemici di sempre non accenna a diminuire, anzi, se possibile aumenta ancora.
In tutto questo bagno di violenza e di sangue, di diritti negati e di soprusi per motivi economici, lo sport prova, ancora una volta a farsi messaggero di pace.
Fu così 24 anni fa, quando inevitabilmente il pensiero di tutti andò a quei 52 ostaggi trattenuti per 444 giorni nell’ambasciata americana di Teheran nel 1979, sarà così domani, quando a tutti noi verranno in mente le immagini delle ragazze iraniane che si tagliano i capelli per protesta e i corpi di tante di loro morte per la libertà di poter scegliere e decidere della loro vita.
Vedremo domani se i calciatori avranno di nuovo il coraggio di fare qualcosa per protestare, come il rifiuto a cantare l’inno nella prima partita, quella contro l’Inghilterra, vedremo se ancora una volta le strade si riempiranno di persone che festeggeranno per una partita di calcio, ma che in realtà vorranno dire molto altro.
Noi tifiamo per loro, non ce ne vogliano gli americani.
Come disse il grandissimo Vittorio Zucconi a proposito della partita del 1998: “La pace val bene un gol”.

Published inStorie

Commenti chiusi