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Quella volta che Bobby Moore fu arrestato

Bobby Moore, all’anagrafe Robert Frederick Chelsea Moore (Barking, 12 aprile 1941 – Londra, 24 febbraio 1993), è stato un calciatore inglese, di ruolo difensore, capitano della Nazionale inglese campione del mondo nel 1966 e del West Ham. Così inizia su Wikipedia la pagina che parla di uno dei più forti difensori inglesi di tutti i tempi (secondo Pelé “Il più forte difensore contro cui abbia mai giocato”).
Ma Bobby Moore non è ricordato solo per quello, ma anche per essere stato, nel 1970, al centro di un giallo internazionale. Quindi voliamo indietro nel tempo e andiamo all’hotel Tequendama di Bogotà, capitale della Colombia, il 18 maggio 1970.
Alf Ramsey, CT dell’Inghilterra, campione del mondo in carica dopo la vittoria a Wembley nel 1966 ha deciso che per il mondiale di Messico 70 la nazionale dei tre leoni partirà molto prima, sia per acclimatarsi al clima sudamericano che per abituarsi all’altura, ma anche per fare stare i suoi ragazzi al riparo dai media. Sono ospiti, per l’appunto dell’Hotel Tequendama perché dovranno giocare due amichevoli in altura, una contro la Colombia e una contro l’Ecuador. I giocatori si annoiano in albergo e gironzolano tra negozi e bar (con una certa preferenza per questi ultimi). Tra quelli che vagano per l’hotel ci sono anche i due Bobby, Charlton e per l’appunto Moore, che di quella nazionale è anche il capitano. Tra i negozi dell’hotel c’è una gioielleria, denominata Fuego Verde e i due decidono di farci un giro, anche perché Charlton avrebbe una mezza intenzione di comprare qualcosa per sua moglie Norma. Fanno un giro, non comprano niente, ma mentre stanno per uscire la commessa, Clara Padilla, si mette a urlare “Al ladro! Al Ladro!” Confusione generale, accorrono in tanti, tra cui anche Ramsey. La signorina Padilla giura che le è stato sottratto un braccialetto, sembra di diamanti e smeraldi. I due Bobby continuano a dichiararsi innocenti, che, erano entrati solo per guardare perché forse Charlon voleva comprare una collana per la moglie ma di non aver visto nessun braccialetto. La situazione sembra calmarsi, mentre Ramsey caggiunge che se avesse voluto, Bobby Moore si sarebbe potuto comprare tutto l’albergo, compresa la signorina Padilla.
Con la situazione apparentemente calma la nazionale inglese parte per l’Ecuador, per giocare la seconda amichevole. Ma il volo di ritorno, che avrebbe dovuto portarli in Messico fa tappa a Bogotà e i giocatori all’arrivo trovano la polizia colombiana che arresta Moore per il furto. Nell’arco di tempo che gli inglesi sono stati a Quito per la partita sono spuntati fuori dei testimoni oculari che avrebbero visto Moore compiere il furto con Charlton che faceva il palo (!). Così l’Inghilterra parte per il Messico senza il suo capitano, che per fortuna ottiene i domiciliari a casa del presidente dei Millionarios (squadra di calcio di Bogotà) e anche l’autorizzazione ad allenarsi con le giovanili della squadra. Poi, improvvisamente arriva la notizia che Moore può raggiungere i compagni in Messico dove saranno poi eliminati dal Brasile (la squadra che poi batterà in finale l’Italia per 4-1), con la promessa che si sarebbe eventualmente recato all’ambasciata colombiana a Londra in caso le indagini avessero rivelato delle novità. Per la cronaca l’indagine andò avanti per altri cinque anni, senza trovare non solo capi d’accusa contro Moore, ma nemmeno prove dell’esistenza del bracciale di smeraldi.
Ma come andarono effettivamente le cose?
I giornali inglesi sostennero fin dall’inizio che si era trattato di un complotto contro gli inglesi, mai troppo amati da quelle parti del mondo e per di più campioni in carica. A inizio anni 2000 il Foreign Office rilasciò dei documenti che facevano un po’ di chiarezza su quanto accaduto. Sembrava che assieme ai due Bobby nella gioielleria ci fosse un terzo calciatore inglese, ma poi venne fuori che la polizia colombiana sapeva che ad aver sottratto il braccialetto era stata una donna.
Il giornalista Jeff Powell, che scrisse la biografia di Moore disse che questi aveva accennato al fatto che fosse possibile che uno dei ragazzi più giovani della squadra avesse fatto qualcosa di stupido, come uno scherzo finito male. Moore continuò a professarsi innocente anche negli interrogatori successivi, dicendo che lui e Charlton non avevano rubato nulla e non sapevano se ci fosse qualcun altro nel negozio. Due furono le prove che scagionarono Moore. La prima fu la misurazione del suo pugno, che risultò troppo grande per passare nel foro della teca dalla quale sarebbe stato asportato il braccialetto; la seconda fu che la signorina Padilla affermò che Moore avesse portato via il braccialetto con la mano sinistra per farlo scivolare nelle tasche del blazer. Solo che il blazer di Moore non aveva tasche dal lato sinistro.
Il rapporto del Public Office non dice il nome della donna che avrebbe commesso il furto, ma la sensazione che la colpevole fosse la signorina Padilla è molto più che un’ipotesi.
Moore fu rilasciato dopo quattro giorni, anche grazie alla telefonata del primo ministro britannico Harold Wilson, che fece valere il peso della Gran Bretagna.
Bobby Moore ci ha lasciati nel 1993 per un tumore al colon. I suoi interventi su Jairzinho nelal partita contro il Brasile ai mondiali di Messico 70 sono stati portati per anni ad esempio nelle scuole di calcio inglesi come esempio di pulizia, forza e precisione.

Published inTuttologia

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