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Mr. Bad Example

Era da tanto che volevo scrivere qualcosa su Warren Zevon e l’occasione è arrivata visto che il 7 settembre è stato l’anniversario della sua morte.
Warren Zevon è stato un personaggio assolutamente fuori dagli schemi, qualcuno lo definisce irriverente e forse è proprio così. La sua carriera ha avuto alti e bassi, sia commerciali che artistici, ma di sicuro si tratta si un grandissimo artista, sicuramente molto sottovalutato finché è stato in vita. Ottimo musicista (pianista in particolare), era un grande amico di David Letterman, nel cui show era spesso ospite. Fu proprio da Letterman che Zevon durante la sua ultima apparizione, il 30 ottobre del 2002 annunciò che era malato di un cancro incurabile (un mesotelioma peritoneale, per essere precisi) e che avrebbe dedicato il tempo che gli restava da vivere alla realizzazione di un ultimo disco.
Questo già dovrebbe dare un’idea del personaggio, che anziché pensare a curarsi, almeno per alleviare il dolore, pensava alla musica fino alla fine dei suoi giorni. Un uomo che non ha mai avuto paura della morte, fino a sfidarla in tante sue canzoni (“Wanted dead or alive”, “Life’ll kill ya”, “I’ll sleep when I’m dead”), caustico fino alla fine, tanto da rispondere alla domanda di Letterman se temesse di non riuscire a finire il disco “Male che vada farò un Ep…”. E allora facciamo un viaggio nell’ultimo disco, “The Wind” uscito proprio pochi giorni prima della scomparsa dell’artista.
Warren Zevon voleva chiudere la sua vita facendo musica, ma soprattutto facendolo assieme alle persone a cui era legato. Così per la realizzazione del disco chiamò a raccolta i suoi vecchi amici per fare assieme a loro l’ultimo pezzo di strada. Bob Dylan, appena saputa la notizia riempì le serate del suo tour con canzoni di Zevon, il quale in risposta inserì nel disco la sua versione della arcinota “Knockin’ on heaven’s door”, della quale il nostro fa una versione molto sincera, nella quale spicca il grido “Open up! Open up!”, come a voler spalancare i cancelli del paradiso. Ma tutto il disco è una produzione di alto livello, grazie soprattutto ai già citati amici (da Jorge Calderon, suo amico da una vita e co autore di molti pezzi e poi Bruce Springsteen, Ry Cooder, David Lindley, Tom Petty, Emmylou Harris, Jackson Browne, T-Bone Burnett, Don Henley, Billy Bob Thornton e Dwight Yoakam).
Il disco si apre con la ballata western “Dirty life & times”, che apre l’album (e avrebbe dovuto anche dargli il titolo, in origine), con la chitarra di Ry Cooder che accompagna il racconto della vita di un vecchio peccatore. Nel pezzo ci sono anche le voci di Dwight Yoakam e Billy Bob Thornton che cantano con Warren e l’ex Eagle Don Henley ai cori.
Quando Bruce Springsteen ha saputo della malattia dell’amico e della sua idea di fare questo disco è corso da lui e il risultato è “Disorder in the house”, una canzone di rock’n roll allo stato puro, con il Boss che oltre a cantare con Zevon suona la chitarra dando la sua inconfondibile impronta al pezzo, grazie anche a Jim Keltner alla batteria.
A seguire troviamo la già citata cover di “Knockin On Heaven’s Door”, dal ritmo immutato rispetto all’originale, con la batteria di Steve Gorman dei Black Crowes e il coro di voci tra cui il già citato Billy Bob Thornton, ma anche Jackson Browne, Tommy Shaw, Jim Waite e la chitarra di Brad Davis. La melodia del pezzo scorre fluida e emoziona anche se il pezzo è arcinoto.
“Numb As A Statue” è una ballata in stile californiano molto anni ’70, grazie anche all’assolo di chitarra di David Lindley che ricorda i vecchi pezzi di Jackson Browne, con Warren al suo pianoforte e alla voce. Un altro pezzo (non l’ultimo) decisamente rock.
A seguire troviamo “She’s Too Good For Me”, con la partecipazione degli ex Eagles Don Henley e Timothy B Schmit. Una ballata semiacustica, molto dolce, abbellita dalle percussioni di Luis Conte, nella quale Zevon, con tono incredibilmente sereno e spensierato ci ricorda che l’unico modo per amare davvero nasce dalla coscienza della propria inadeguatezza.
“Prison Grove”, la canzone con più ospiti di tutto il disco è un pezzo triste, piuttosto oscuro, in cui un condannato a morte invoca la luce nel buio della propria cella. Oltre ai già citati Cooder, Lindley, Browne, Keltner, Springsteen e Thornton, troviamo anche T-Bone Burnett, Reggie Hamilton e Jordan Zevon, figlio di Warren.
Ci avviamo oltre la metà del disco con “El Amor De Mi Vida”, un ballata spagnoleggiante con molte parti cantate in spagnolo da Jorge Calderon, come detto amico di Zevon e autore assieme a lui di molte canzoni di questo disco.
L’ultima incursione del rock’n roll duro e puro arriva con “Rest of the Night”, con Tom Petty e Mike Campbell che confezionano un pezzo vibrante, elettrico e potente. Un brano dal feeling immediato e la cui melodia prende immediatamente.
“Please Stay” ci riporta ad una melodia pura, intensa e profonda, con la voce di Emmylou Harris che doppia quella di Warren che, al pianoforte duetta con il sax di Gil Bernal. Da brividi.
Con “Rub Me Raw” Zevon torna alle origini, con un pezzo di blues puro, con Joe Walsh e la sua chitarra protagonisti assoluti, il pezzo ideale per condurci alla conclusione del disco, dove ci aspetta la perla finale.
“Keep me in your heart” è la conclusione del disco e una sorta di testamento spirituale: per registrarla Zevon ha trovato la forza di sollevarsi dal letto dopo due mesi di immobilità, anche se non voleva che fosse un pezzo che facesse piangere la gente. La missione però è riuscita solo in parte, perché inevitabilmente quando lo si sente cantare “maybe you’ll think of me and smile/ keep me in your heart for awhile” trattenere le lacrime è impossibile.

Ma in fondo “The Wind” non è un addio, non è l’ultimo saluto portato da amici e colleghi a un uomo alla conclusione della sua vita, ma l’ennesima sfida lanciata da Warren Zevon al suo destino.

Published inMusica e dintorni

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