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In memoria di Charlie Watts

Il 24 agosto 2021 sarà una data da ricordare. Sì, perché è morto il primo dei Rolling Stones. È vero, una volta c’era Brian Jones, ma la sua morte, per quanto dolorosa e segnante per il gruppo è ormai tra le pieghe della storia, oltre 50 anni fa, quando, nel 1969 Brian entrò a far parte del famoso “Club 27”, morendo, per l’appunto a 27 anni sul fondo della sua piscina in modo non del tutto chiaro, anche se forse si trattò di un malore causato dall’abuso di alcool e droghe.
Ma gli Stones che ricordano quelli della mia generazione, quelli nati negli anni 70 sono Mick Jagger Keith Richards, Ron Wood e Charlie Watts, poche storie. E noi che li credevamo ormai eterni oggi dobbiamo misurarci con il fatto che, al contrario di quello che pensavamo, anche i Rolling Stones sono mortali.
Charlie Watts era il più “normale” degli Stones, se mai questo aggettivo si può applicare a qualcuno. Composto, posato, sposato per tutta la vita con Shirley Ann Sheperd, era l’opposto di Jagger e Richards, ma nonostante questo era perfettamente in grado di farsi rispettare dalle due primedonne del gruppo, anzi, a detta di chi conosce bene le dinamiche interne dei Rolling Stones era il vero collante che teneva insieme anche due personalità forti come Mick e Keith.
Il suo carattere si rispecchiava anche nel suo modo di suonare: molto pulito e regolare, ma non per questo privo di tecnica, anzi (Rolling Stone lo mette al 12° posto tra i migliori 500 batteristi di tutti i tempi). Questa sua caratteristica, molto apprezzata da chi suonava con lui, lo accomuna ad un altro grande batterista della sua generazione, Ringo Starr.
Mi piace ricordarlo con un aneddoto, ripreso da “Rock Bazar – 575 Storie Rock” di Massimo Cotto (che vi consiglio di leggere se non lo avete mai fatto):

Ottobre 1984, Amsterdam, cinque del mattino. Charlie è nella sua stanza d’hotel quando viene svegliato da una telefonata. Risponde, preoccupato per l’orario. Dall’altra parte Mick Jagger e Keith Richards, appena rientrati da una notte brava, che hanno la stupida idea di chiamarlo al telefono. «Ehi, dov’è il mio batterista? Perché non porti qua il tuo culo?» dice Mick.
Charlie non fa una piega. Riappende il telefono, va in bagno, si fa la barba, indossa lo smoking, lucida le scarpe, le indossa e si presenta alla porta della stanza di Keith Richards, cerca Mick Jagger e gli sferra un terribile cazzotto in faccia, facendolo volare su un piatto di salmone affumicato e da lì verso la finestra (al ventesimo piano) prima che Keith lo afferri per un piede impedendogli di volare giù. Jagger resta a terra, non osa rialzarsi, guarda Charlie Watts che gli dice: «Non chiamarmi più il mio batterista, sei tu il mio fottuto cantante del cazzo».

Uomini di un altra epoca. Insegna agli angeli a suonare la batteria, Charlie.

Published inMusica e dintorni

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